Ortofrutta marchigiana
Nella cultura autarchica aziendale mezzadrile, il lavoro di ortolano era prevalentemente riservato alle donne. Le antiche tradizioni, abbinate al microclima, hanno consentito l’evoluzione di queste coltivazioni in produzioni organizzate e sovente rinomate ben oltre i confini regionali.
Tra le verdure e gli ortaggi, i prodotti regionali più noti sono i broccoli, i cavolfiori di Fano (tardivo) e di Jesi (primaticcio); diffuso è il carciofo di Montelupone, quello precoce di Jesi e quello ascolano.
Pregiati sono anche i finocchi, i piselli, le taccole (una particolare varietà di pisello, detta anche pisello mangiatutto poiché si mangia con l'intero baccello), l’insalata ascolana, l’indivia scarola e l’indivia riccia. Rinomati sono i gobbi del maceratese, la patata rossa dell’altopiano maceratese di Colfiorito e la cipolla di Suasa.
La frutticoltura marchigiana può contare su numerosi prodotti di ottima qualità.
Uno tra questi è la pera Angelica di Serrungarina. Le colline maceratesi e la zona di Sassoferrato sono il territorio della migliore albicocca. Nella Val d'Aso, zona a forte vocazione frutticola, primeggiano le pesche. Pregiate sono anche le pesche di Montelabbate nel pesarese e le pere a cucuccetta di Sant'Emidio, nella zona di Ascoli Piceno. Il vanto dei Sibillini è la mela rosa marchigiana e tutte le eccezioni locali. Gli alberi rustici di tutta la fascia collinare marchigiana danno vita a una gran quantità di visciole, amarene di Cantiano, prugnoli, mele cotogne, fichi, melograni, marroni e castagne.
Le piante officinali, già descritte nel '500 dai naturalisti marchigiani, rivestono un ruolo importante nell’economia della regione: le Marche sono infatti fra le prime tre regioni produttrici italiane alle quali attingono le industrie farmaceutiche, profumiere ed alimentari. Per lo più di origine spontanea e presenti nei territori montani e collinari, le principali sono il coriandolo, la passiflora, l'anice verde, l'issopo, la lavanda, la melissa, la menta, la salvia, l'alloro ed il finocchio selvatico, utilizzato in particolari ricette della tradizione quali il coniglio in porchetta, la porchetta di maiale, le lumache e le crocette.
Vasta nelle Marche è la scelta di cereali e legumi. Tra i cereali domina il farro, che è oggetto di una recente riscoperta poiché adattabile alla coltivazione col metodo biologico. Viene usato soprattutto per la produzione di farina; a San Lorenzo in Campo, un piccolo comune situato lungo la valle del fiume Cesano, si trova la prima farroteca d’Italia, dove è possibile degustare, dall’antipasto al dolce, una serie di squisitezze tutte rigorosamente a base di farro.
Un altro cereale degno di nota è l’orzo mondo: si tratta di un “orzo nudo”, una varietà pregiata caratterizzata dal fatto che i rivestimenti glumeali (lemma e palea) si separano completamente a maturità.
Il granturco quarantino, la cui farina viene utilizzata per la preparazione della polenta, è un cereale tipico del maceratese. Appartiene ad una varietà locale a impollinazione libera tradizionale ed era già conosciuto nei secoli XVI e XVII.
Tra i legumi, sono rinomati i fagioli bianchi del Tronto, la cicerchia e le fave.