La storia di una regione antica
Il particolare nome al plurale, Marche, lascito di numerose ragioni storiche, geografiche e amministrative (dal germanico “Mark”, terra di confine), è un segno tangibile delle diverse anime che convivono in questa regione. Ogni città grande, piccola o piccolissima, ha la sua storia da raccontare, dove i confini sfumano tra ricordo e leggenda e il passato è pronto a tornare realtà tra i vicoli intatti degli antichi borghi. Abitato fin dal Paleolitico Inferiore, il territorio viene occupato dal popolo italico dei Piceni, originario della Sabina, il cui simbolo, il picchio, è oggi utilizzato come logo della regione. Due città oggi ricordano per la radice del loro nome i Piceni: Cupramontana (AN) e Cupra Marittima (AP). Cupra era, infatti, una divinità dell’Olimpo piceno. Testimonianze di questa civiltà si hanno in tutta la regione e nei numerosi musei archeologici. Fortemente influenzata dalla civiltà greca, conosciuta attraverso gli intensi scambi commerciali via mare (Numana era un fiorente emporio, Ancona fu colonizzata dai greci di stirpe dorica provenienti da Siracusa), terra di elezione per alcune tribù celtiche come quella dei Galli Senoni, le Marche, con la battaglia del Sentino (295 a. C), diventano romane a tutti gli effetti. La presenza romana deter-mina la nascita di numerosi municipia e la costruzione di importanti vie consolari (Flaminia e Salaria). A seguito delle invasioni barbariche nacquero le prime “Marche” di Fermo e Camerino. Con le invasioni dei Goti a partire dal IV sec. d. C, inizia quel processo di abbandono delle aree pianeggianti a favore di quelle collinari, ben protette da selve e dirupi, che determina ancor oggi la particolare collocazione dei borghi marchigiani arroccati sull’alto dei colli. L’incertezza amministrativa e la lontananza da Roma, centro di potere papale, favoriscono la diffusione del monachesimo benedettino dai centri di Norcia e Farfa (VIII-IX sec): i monasteri e le abbazie sorgono soprattutto lungo le principali vie di comunicazione romane (la Flaminia e la Salaria) e lungo le valli fluviali che dall’Adriatico risalgono verso l’Appennino.
Nel 1290 viene fondata anche la prima Università a Macerata. Al termine della grande peste del 1348, il Papa incarica il Cardinale Egidio Albornoz di riportare sotto il diretto controllo di Roma il territorio, usurpato in maniera illegittima da Signorie e Vicariati: nascono così, nel 1357, le Constitutiones Aegidianae, destinate a rimanere in vigore fino al 1816.
Nel Quattrocento si affermano le Signorie, tra cui quelle splendide dei Montefeltro e dei Della Rovere nel Ducato di Urbino, devoluto nel 1631 allo Stato Pontificio, insieme al resto del territorio regionale; dei Da Varano a Camerino, dei Chiavelli a Fabriano e dei Malatesta a Fano. Tra il XVI e XVIII secolo nelle Marche nacquero quattro papi tra cui Sisto V (1585-1590), che eresse la diocesi di Montalto delle Marche come sede vescovile e capi-tale dell’omonimo Presidiato. Durante il suo papato venne elaborato un sistema amministrativo che durò fino al 1810. Il passaggio di Napoleone segna l’inizio dell’epoca moderna; l’Ottocento si identifica con il Risorgimento (battaglia di Castelfidardo del 18 settembre 1860) e il conseguente processo di unificazione nazionale. Questo secolo è considerato anche quello delle grandi opere: oltre alla ferrovia Ancona-Roma e quella del Tronto, viene progettato lo Sferisterio di Macerata. L’Ottocento è anche il secolo delle grandi personalità: Giacomo Leo-pardi, Gaspare Spontini e Gioachino Rossini.
La struttura economica delle Marche tra Ottocento e Novecento è caratterizzata da vistosi squilibri, che ne ritarderanno per anni il suo decollo industriale. Nella regione continua a prevalere il settore agricolo con l’istituto della mezzadria ed inizia una forte emigrazione verso l’America, l’Argentina, il Belgio, la Germania, la Svizzera e la Francia, che si fermerà soltanto con la prima guerra mondiale. Anche la Resistenza trovò nel territorio solide radici ideali; tale esperienza permise alla regione di fornire un apporto originale anche alla successiva fase costituente della nuova Repubblica. Oggi le Marche sono una regione competitiva, aperta alle sfide del futuro, che sa rendere attuale la tradizione della propria storia antica e vanta eccellenze artistiche, culturali, naturalistiche, sociali ed economiche.