Dal Monachesimo a San Francesco d’Assisi, da Federico II a Dante Alighieri
«Ond’ io, che solo innanzi a li altri parlo,
ti priego, se mai vedi quel paese
che siede tra Romagna e quel di Carlo,
che tu mi sie di tuoi prieghi cortese
in Fano, sí che ben per me s’adori
pur ch’i’possa purgar le gravi offese»
Purgatorio V 67-72
Tra i molti primati che le Marche detengono, va annoverato anche quello di essere state tra le prime aree geografiche della penisola ad aver accolto il fenomeno del Monachesimo, movimento spirituale nato in Oriente nel III sec. d.C. e diffusosi in Occidente già nel VI sec, grazie alla carismatica personalità di San. Benedetto da Norcia. La sua Regola, infatti, prima vera costituzione scritta del Monachesimo, basata sulla dignità del lavoro e sulla santità della preghiera, rappresenta l’avvio di un nuovo modello di vita che avrà enorme diffusione in Europa e costituirà uno dei pilastri nel processo di formazione della civiltà occidentale. Agevolate dall’accessibilità dei percorsi vallivi, dal Foglia al Tronto, già fin dai secc. VII e VIII le Marche si popolarono di cenobi e monasteri, spesso a breve distanza l’uno dall’altro, lungo le vie percorse dai primi romei, pellegrini che andavano a Roma. Le Marche sono state inoltre profondamente segnate della figura di San Francesco d’Assisi, per la vicinanza geografica con l’Umbria, per affinità elettiva e perché, fin dalla prima ora, esse lo accolsero. Il primo viaggio di San Francesco nelle Marche risale infatti al 1209 e riguarda, in particolare, la Marca di Ancona. Nel 1282 la provincia della Marca raggiunse la bellezza di 85 conventi. Il Francescanesimo nelle Marche è quindi uno straor-dinario capitolo che ha contraddistinto la cultura del territorio fin dal XIII secolo. Grandi anche due personaggi che hanno segnato la storia medievale delle Marche: l’imperatore Federico II di Svevia, (1194-1250), nato nella città regia di Jesi e Dante Alighieri, che all’interno della Divina Commedia, ha descritto e trattato luoghi e personaggi della nostra terra trasformandoli in punti focali della narrazione, nonché in icone e simboli della letteratura universale. Basti pensare alla tragica passione di Paolo e Francesca a Gradara, oggetto di uno dei canti più noti dell’Inferno. Dalla lussuria al silenzio di Fonte Avellana, fulcro dell’esistenza di San Pier Damiani, incontrato nel Paradiso, Dante attraversa le Marche dal Montefeltro a Urbisaglia, da Senigallia al promontorio di Focara; dal Castel della Pieve, dove fu deciso il suo esilio, a Fano, cui è legata la vicenda, tra gli altri, di Jacopo del Cassero, la cui anima, incontrata dal sommo poeta nel V canto del Purgatorio, gli descrive i luoghi da cui proviene, rivolgendogli la richiesta di recarsi nelle Marche, “quel paese che siede tra Romagna e quel di Carlo”. Con queste parole Jacopo del Cassero delinea una delle prime, se non la prima, lettura storico-geografica che conferisce alle Marche un’identità culturale e territoriale ben precisa.
Itinerari del MedioEvo
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